This page was last modified on 31 October 2013, at 15:15.

Italia:L'istruzione nella strategia Europa 2020

Da Eurydice.

Sintesi Italia

Contents

Italia:Panorama politico, sociale ed economico e tendenze

Italia:Sintesi storica

Italia:Principali organi esecutivi e legislativi

Italia:Popolazione: situazione demografica, lingue, religioni

Italia:Situazione politica ed economica

Italia:Organizzazione e gestione

Italia:Principi fondamentali e politiche nazionali

Italia:Strategie per l'apprendimento permanente

Italia:Organizzazione e struttura del sistema educativo

Italia:Istruzione privata

Italia:Quadro di riferimento nazionale delle qualifiche

Italia:Amministrazione e gestione a livello centrale e/o regionale

Italia:Amministrazione e gestione a livello locale e/o di istituto

Italia:Dati statistici sull'organizzazione e la gestione

Italia:Finanziamento dell'istruzione

Italia:Finanziamento dell'educazione dell'infanzia e dell'istruzione scolastica

Italia:Finanziamento dell'istruzione superiore

Italia:Finanziamento dell'educazione e formazione degli adulti

Italia:Educazione e cura della prima infanzia

Italia:Organizzazione dei programmi per bambini di età inferiore a 2-3 anni

Italia:Insegnamento e apprendimento nei programmi per bambini di età inferiore a 2-3 anni

Italia:Valutazione nei programmi per bambini di età inferiore a 2-3- anni

Italia:Organizzazione dei programmi per bambini di età superiore a 2-3 anni

Italia:Insegnamento e apprendimento nei programmi per bambini di età superiore a 2-3 anni

Italia:Valutazione nei programmi per bambini di età superiore a 2-3- anni

Italia:Varianti organizzative e strutture alternative nell'educazione dell'infanzia

Italia:Istruzione primaria

Italia:Organizzazione dell'istruzione primaria

Italia:Insegnamento e apprendimento nell'istruzione primaria

Italia:Valutazione nell'istruzione primaria

Italia:Varianti organizzative e strutture alternative nell'istruzione primaria

Italia:Istruzione secondaria e post-secondaria non terziaria

Italia:Organizzazione dell'istruzione secondaria inferiore generale

Italia:Insegnamento e apprendimento nell'istruzione secondaria inferiore generale

Italia:Valutazione nell'istruzione secondaria inferiore generale

Italia:Organizzazione dell'istruzione secondaria superiore generale

Italia:Insegnamento e apprendimento nell'istruzione secondaria superiore generale

Italia:Valutazione nell'istruzione secondaria superiore generale

Italia:Organizzazione dell'istruzione secondaria superiore professionale

Italia:Insegnamento e apprendimento nell'istruzione secondaria superiore professionale

Italia:Valutazione nell'istruzione secondaria superiore professionale

Italia:Organizzazione dell'istruzione post-secondaria non terziaria

Italia:Insegnamento e apprendimento nell'istruzione post-secondaria non terziaria

Italia:Valutazione nell'istruzione post-secondaria non terziaria

Italia:Istruzione superiore

Italia:Tipi di istituti di istruzione superiore

Italia:Programmi del primo ciclo

Italia:Programmi triennali

Italia:Istruzione superiore di ciclo breve

Italia:Programmi del secondo ciclo

Italia:Programmi che portano ad altri titoli di secondo e di terzo livello

Italia:Programmi del terzo ciclo (Dottorato)

Italia:Istruzione e formazione degli adulti

Italia:Suddivisione delle responsabilità

Italia:Sviluppi e priorità politiche attuali

Italia:Principali istituti che offrono istruzione e formazione degli adulti

Italia:Principali tipologie di offerta

Italia:Validazione dell’apprendimento non formale e informale

Italia:Insegnanti e altro personale dell'istruzione

Italia:Formazione iniziale degli insegnanti dell'educazione dell'infanzia e dell'istruzione scolastica

Italia:Condizioni di servizio degli insegnanti dell'educazione dell'infanzia e dell'istruzione scolastica

Italia:Sviluppo professionale continuo degli insegnanti dell'educazione dell'infanzia e dell'istruzione scolastica

Italia:Formazione iniziale del personale accademico nell'istruzione superiore

Italia:Condizioni di servizio del personale accademico

Italia:Sviluppo professionale continuo del personale accademico

Italia:Formazione iniziale degli insegnanti e dei formatori dell'educazione degli adulti

Italia:Condizioni di servizio degli insegnanti e dei formatori dell'educazione degli adulti

Italia:Sviluppo professionale continuo degli insegnanti e dei formatori dell'educazione degli adulti

Italia:Personale dirigente e altro personale dell'istruzione

Italia:Personale dirigente nell'educazione dell'infanzia e nell'istruzione scolastica

Italia:Personale responsabile del controllo della qualità nell'educazione dell'infanzia e nell'istruzione scolastica

Italia:Personale responsabile dell'orientamento nell'educazione dell'infanzia e nell'istruzione scolastica

Italia:Altro personale dell'educazione dell'infanzia e dell'istruzione scolastica

Italia:Personale dirigente per l'istruzione superiore

Italia:Altro personale dell'istruzione superiore

Italia:Personale dirigente nell'educazione degli adulti

Italia:Altro personale dell'educazione degli adulti

Italia:Assicurazione di qualità

Italia:Assicurazione di qualità nell'educazione della prima infanzia e nell'istruzione scolastica

Italia:Assicurazione di qualità nell'istruzione superiore

Italia:Assicurazione di qualità nell'educazione degli adulti

Italia:Sostegno educativo e orientamento

Italia:Offerta per i bisogni educativi speciali all'interno dell'istruzione ordinaria

Italia:Offerta separata per i bisogni educativi speciali nell'educazione dell'infanzia e nell'istruzione scolastica

Italia:Misure di supporto agli alunni nell'educazione dell'infanzia e nell'istruzione scolastica

Italia:Orientamento e counseling nell'educazione dell'infanzia e nell'istruzione scolastica

Italia:Misure di supporto agli studenti nell'istruzione superiore

Italia:Orientamento e counseling nell'istruzione superiore

Italia:Misure di supporto ai discenti nell'educazione degli adulti

Italia:Orientamento e counseling in un approccio di lifelong learning

Italia:Mobilità e internazionalizzazione

Italia:Mobilità nell'educazione dell'infanzia e nell'istruzione scolastica

Italia:Mobilità nell'istruzione superiore

Italia:Mobilità nell'educazione degli adulti

Italia:Altre dimensioni di internazionalizzazione nell'educazione dell'infanzia e nell'istruzione scolastica

Italia:Altre dimensioni di internazionalizzazione nell'istruzione superiore

Italia:Altre dimensioni di internazionalizzazione nell'educazione degli adulti

Italia:Accordi bilaterali e cooperazione internazionale

Italia:Riforme in corso e sviluppi nelle politiche educative

Italia:Riforme nell’educazione e cura della prima infanzia

Italia:Riforme nell’istruzione scolastica

Italia:Riforme nell’istruzione e formazione professionale e nell’apprendimento degli adulti

Italia:Riforme nell’istruzione superiore

Italia:Riforme relative alle competenze trasversali e all’occupabilità

Italia:Prospettiva europea

Italia:Normativa

Italia:Glossario

Europa 2020 è la strategia decennale per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Nel campo dell'istruzione e della formazione, questa strategia identifica una serie di aree chiave: un obiettivo prioritario comune sviluppato in due sotto-obiettivi riguardanti la riduzione dell'abbandono scolastico precoce e l'aumento dei laureati; raccomandazioni specifiche per paese; l'Indagine annuale sulla crescita durante il semestre europeo di governance economica; la questione degli investimenti nell'istruzione e nella formazione; l'agenda per le nuove competenze e il lavoro.

Obiettivi prioritari di Europa 2020 per l'istruzione e la formazione

La strategia Europa 2020 identifica un obiettivo prioritario sviluppato in due sotto-obiettivi per l’istruzione e la formazione che devono essere raggiunti dall’UE entro il 2020:

  • ridurre il tasso di abbandoni scolastici a meno del 10%;
  • aumentare almeno al 40% il tasso di popolazione di 30-34 anni di età che ha completato l’istruzione terziaria o equivalente.

Gli stati membri dell’UE hanno tradotto questi due obiettivi prioritari in obiettivi specifici nazionali.

In Italia, l’obiettivo riguardante il tasso di abbandono è stato fissato per il 16%, mentre  quello relativo al tasso di popolazione che ha completato l’istruzione superiore è stato fissato al 26-27%<span style="font-size:11.0pt;line-height:115%;font-family:"Calibri","sans-serif"; mso-fareast-font-family:Calibri;mso-bidi-font-family:"Times New Roman"; mso-ansi-language:IT;mso-fareast-language:EN-US;mso-bidi-language:AR-SA" />.

Riduzione degli abbandoni scolastici

Il fenomeno dell’abbandono scolastico viene considerato tenendo presenti due diverse dimensioni:

La prima dimensione è quella che rileva il ‘rischio di abbandono’ e che fa riferimento al numero di studenti che non hanno formalizzato in alcun modo alla scuola l’interruzione della frequenza durante l’anno scolastico. In questi casi il dato viene rilevato mettendo a confronto il dato iniziale degli alunni iscritti con quello degli alunni che sono stati scrutinati alla fine dell’anno. 

La seconda è quella più vicina all’indicatore europeo degli “early school leavers”, costruito adoperando l’indagine “forze di lavoro” dell’ISTAT. Tale indicatore fa riferimento alla quota di giovani dai 18 ai 24 anni d’età che posseggono solo un titolo di istruzione secondaria inferiore e che sono fuori dal circuito d’istruzione e formazione.

Dal 2007 al 2010, diversi interventi sul sistema di istruzione e formazione hanno avuto anche come fine quello di limitare il fenomeno della dispersione e dell’abbandono scolastico. Fra questi, tutti ormai entrati a regime, l’elevamento dell’obbligo di istruzione fino a 16 anni di età, la riforma del secondo ciclo di istruzione e il rafforzamento dell’autonomia scolastica. Parallelamente a queste misure, e nella consapevolezza del ruolo strategico che l’orientamento assume nella prevenzione della dispersione scolastica è stato sviluppato il Piano Nazionale Orientamento (PNO), pubblicato nel 2011 ma la cui strategia era stata precedentemente diffusa attraverso le Linee guida per l’orientamento lungo tutto l’arco della vita del 2009.

In coerenza con tale disegno e contestualmente all’emanazione delle “Linee guida in materia di orientamento” (2009) è stato affidato agli Uffici Scolastici Regionali la definizione di un impianto articolato di azioni, indispensabili per realizzare la rete territoriale tra i soggetti responsabili di azioni di orientamento e per lo sviluppo di azioni coerenti, condivise e unitarie, nonché per promuovere una nuova cultura dell’orientamento nel personale della scuola in coerenza con gli indirizzi nazionali.

A seguito del processo avviato, in ciascun Ufficio Scolastico Regionale sono istituiti dei team regionali, spesso allargati a rappresentanti di altre istituzioni del territorio, a cui è affidata la rilevazione dei bisogni, la messa a punto di interventi di sensibilizzazione sui processi in atto nonché di interventi formativi rivolti al personale docente e dirigente delle scuole, specie a quelli coinvolti nelle fasi di scelta e decisione degli studenti.

A seguito di questa intensa attività di promozione e formazione, ciascun Ufficio Scolastico Regionale ha  predisposto il proprio Piano regionale di Orientamento sulla base dei bisogni e delle risorse rilevati. La visione, che il Piano Nazionale promuove, consiste nel passaggio da una prassi di orientamento quasi esclusivamente informativa e limitata ai momenti di transizione e decisione, ad un approccio formativo per cui l’orientamento investe il processo di crescita della persona e deve mettere in grado ogni persona di progettare la propria vita e il proprio futuro, formativo e professionale. In coerenza con tali principi si è intrapreso il percorso di formazione del personale della scuola e, in particolare, dei referenti regionali e provinciali per l’orientamento degli Uffici scolastici regionali e di docenti di scuole secondarie, responsabili delle attività di orientamento.

Recentemente, a seguito di elezioni politiche che si sono svolte a febbraio 2013, in Italia si è avuto un cambio nella composizione del Governo e di conseguenza un nuovo Ministro a capo del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Fra le azioni che il nuovo Ministro si è impegnato a portare avanti in continuità con l’azione dei governi precedenti (PNR 2013), la lotta alla dispersione scolastica, citata anche nella Raccomandazione specifica per paese che l’Italia ha ricevuto nel 2012 (CSR3), ha un ruolo di primaria importanza. Infatti, a settembre 2013 è stato pubblicato il Decreto Legge n. 104 (link a decreto) che prevede una serie di interventi e misure economiche anche mirate a combattere la dispersione scolastica. Il Decreto è immediatamente applicabile, tuttavia, il suo iter terminerà con la necessaria conversione in legge da parte del Parlamento, che potrà emendarne il testo in sede di discussione e approvazione, entro 60 giorni dalla sua pubblicazione.

Fra le misure dirette contro la dispersione, il decreto prevede l’attivazione, in via sperimentale per l’a.s. 2013-2014, di un Programma di didattica integrativa per le aree a maggior rischio di evasione dell’obbligo di istruzione (fino a 16 anni di età) a partire dalla scuola primaria, prevedendo anche un prolungamento dell’orario scolastico per gruppi di studenti. Il Ministero attraverso un proprio decreto e in accordo con la Conferenza Stato/Regioni definirà i criteri di selezione delle scuole che sperimenteranno il Programma e ne indicherà gli obiettivi - fra i quali il rafforzamento delle competenze di base - i metodi didattici, con soluzioni innovative e percorsi specifici per gli studenti più a rischio, e le modalità di monitoraggio.

Per il “potenziamento delle competenze nelle aree ad alto rischio socio-educativo e a forte concentrazione di immigrati” si propone un percorso di formazione a sostegno del personale docente coinvolto che parta dalla centralità della persona e dei suoi bisogni.

Gli interventi di formazione saranno destinati al personale docente delle scuole di ogni regione, individuato con la collaborazione degli Uffici Scolastici Regionali e  si avvarrà del supporto dei  referenti regionali. 

Inoltre, il decreto prevede anche una serie di interventi che indirettamente possono contribuire a combattere il fenomeno della dispersione. Fra questi, lo stanziamento di fondi per l’incremento dei servizi di ristorazione e trasporto, al fine di facilitare l’accesso e la frequenza degli studenti meritevoli delle scuole secondarie in condizioni di svantaggio economico.

Infine, per far sì che le azioni da adottare per combattere l’abbandono scolastico siano più efficaci, è dato ulteriore impulso all’integrazione dell’Anagrafe nazionale degli studenti con le anagrafi regionali, che contengono dati sulla formazione professionale regionale e l’apprendistato, in un unico sistema nazionale delle anagrafi degli studenti.

L’integrazione dei diversi sistemi informativi è importante perché uno studente può uscire dal percorso scolastico e assolvere all’obbligo di istruzione (fino a 16 anni di età) nel sistema di istruzione e formazione professionale regionale. Quindi, un’anagrafe che tenga conto solamente delle presenze a scuola non è in grado di rilevare i passaggi fra il sistema di istruzione e il sistema di formazione professionale regionale, restituendo un dato sulla dispersione e sul rischio di abbandono non corrispondente al dato effettivo e impedendo così una diagnosi precoce del rischio.

Attualmente, l’Anagrafe funziona con l’inserimento dei dati da parte delle scuole in occasione di precise scadenze valide per tutte le scuole (in autunno e primavera per le frequenze, in primavera per le iscrizioni all’anno successivo, a fine anno per gli scrutini ed esami) o, eventualmente, quando risulta necessario comunicare le variazioni sulla frequenza di singoli studenti, restituendo così un dato aggiornato in tempo reale. Ogni singolo studente è registrato con i propri dati anagrafici e un codice di identificazione che lo seguirà per tutto il percorso scolastico, registrandone anche le valutazioni intermedie e finali, oltre che gli eventuali spostamenti nel sistema di istruzione e formazione. Se uno studente interrompe la frequenza, l’Anagrafe registra la motivazione rilevando un caso di ‘rischio di abbandono’ se la motivazione non viene fornita. Questo serve soprattutto per monitorare e prevenire l’abbandono precoce, che può realizzarsi prima dei 14 anni di età, perché poi lo studente può scegliere di proseguire e assolvere l’obbligo nei percorsi di istruzione e formazione regionale che però, come già detto sopra, al momento non sono integrati nell’Anagrafe.

Nell’ultimo anno il funzionamento dell’Anagrafe nazionale si è molto affinato, sia concentrando l’attenzione sulle mobilità, i trasferimenti, sulle interruzioni di frequenza e sulle relative motivazioni durante l’anno scolastico, sia chiedendo alle scuole di inserire i dati relativi alle interruzioni di frequenza da un anno al successivo. In questo modo si prevede di elaborare un’analisi che permetta di quantificare il dato relativo all’abbandono alla fine della scuola secondaria di primo grado. (Fonte: Servizio Statistico, Miur, Focus ‘La dispersione scolastica’, giugno 2013).

Aumento dei laureati

L’obiettivo dell’aumento del numero dei laureati in Italia è stato al centro delle riforme degli ultimi 10 anni, a partire dal DM 509/1999. Esso si può scomporre in diversi sotto–obiettivi come (i) la riduzione dei tempi di ottenimento della Laurea, (ii) la riduzione dell’abbandono degli studi tra il primo e il secondo anno accademico, (iii) l’aumento delle immatricolazioni attraverso la riforma del Diritto allo Studio, e (iv) l’offerta di Titoli congiunti e corsi di studio in inglese (attrattività internazionale).

Per ognuno di questi obiettivi, si è intervenuti sia sul fronte dell’offerta formativa che su quello degli strumenti di supporto agli studenti. Per quello che riguarda l’offerta formativa, la riforma degli ordinamenti introdotta in coerenza con il Processo di Bologna e l’utilizzo del sistema di crediti ECTS e dei risultati dell’apprendimento acquisiti, l’attenzione per l’apprendimento permanente, l’orientamento per futuri immatricolati, la diffusione dell’apprendimento a distanza, l'introduzione del part-time nello studio sono elementi introdotti per aumentare il numero dei laureati e migliorarne l’occupabilità. A ulteriore supporto dell’intervento sulla didattica, sono state intraprese azioni per diversificare la composizione della popolazione studentesca e per aumentare l’attrattività delle università italiane tra gli studenti internazionali.

Sin dal 2010, l’Italia ha dato priorità agli interventi sulla valutazione dell’offerta formativa e delle sedi universitarie. Nella programmazione triennale del periodo 2010 – 2012, si è data grande attenzione alla razionalizzazione dell’offerta formativa e alla garanzia agli studenti di un percorso di studio di qualità.

A seguito dell’istituzione dell’Agenzia Nazionale di Valutazione (Anvur) e della sua operatività, con la n. 240/2010, si è aperta la strada al nuovo sistema di accreditamento iniziale e periodico e alla valutazione dei corsi di studio e delle sedi universitarie.

Il 30 gennaio 2013, dopo un intenso lavoro di confronto tra le Università, l’Agenzia nazionale di Valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) e il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (Miur), è stato pubblicato il Decreto Ministeriale n. 47 che definisce le procedure e gli indicatori per l’accreditamento e la valutazione. L’assicurazione di qualità e il processo di accreditamento derivanti dalle nuove procedure, includono sia l’accreditamento ex ante che la valutazione ex post dei risultati. Nell’accreditamento un’attenzione particolare è data alla qualità dei programmi offerti, al fine di assicurare che gli studenti ricevano un adeguato supporto durante lo studio. Nella valutazione dei risultati, insieme al controllo preventivo dei requisiti, un’attenzione particolare è data al numero di studenti registrati, al passaggio critico fra primo e secondo anno - momento in cui molti studenti rimangono indietro – agli abbandoni, agli studenti inattivi, ai tempi e ai tassi di completamento degli studi.

La Legge 240/2010 ha istituito anche la “Fondazione per il Merito” per la gestione del Fondo per il Merito costituito per la promozione della qualità degli apprendimenti nel sistema scolastico e universitario (D.L. 70/2011 convertito in Legge 106/2011).

Per quello che riguarda, invece, il sistema di aiuti allo studio (D. Lgs. 68/2012), la normativa fissa i livelli minimi delle prestazioni che devono essere garantiti nei servizi offerti agli studenti (tra i quali rientrano i servizi abitativi, di ristorazione, di orientamento e tutorato, le attività a tempo parziale, i trasporti, l’accesso alla cultura). È inoltre determinato l’importo standard per la borsa di studio da attribuire agli studenti che rientrino nei requisiti definiti di merito accademico e di condizione socio-economica.

Inoltre, risorse finanziarie aggiuntive sono state destinate al sistema a sostegno degli studenti per il periodo 2013-2015 al fine di aumentare il numero di borse disponibili e facilitare la mobilità inter-regionale.

A partire dall’a.a. 2013-2014, sarà applicato il Decreto ministeriale per la riforma degli studi di dottorato, approvato a febbraio 2013. Il Decreto si concentra sui soggetti fornitori di studi di dottorato, sulle sinergie fra istituti di ricerca, nazionali e internazionali, e imprese attive nel campo dell’innovazione e della ricerca, sugli standard di qualità per gli studi di Dottorato e sulle garanzie per i dottorandi.

Il monitoraggio di tali iniziative sul numero degli immatricolati, degli iscritti e dei laureati avviene attraverso le rilevazioni dell’ufficio di statistica del Ministero e, per un’analisi qualitativa, attraverso le valutazioni che saranno fatte dall’Agenzia Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR). Ovviamente, ci si attende che tutti questi strumenti contribuiscano ad accrescere il numero di immatricolati che si iscrivono all’università per un percorso di qualità e garantiscano la conferma della tendenza positiva degli iscritti che completano nei tempi previsti il proprio corso di studio. Gli sforzi fatti, però, potranno portare risultati significativi in termini numerici solo nel lungo periodo, così come notato nel Rapporto OCSE sull’Italia per il 2011, con una eccessiva penalizzazione del nostro sistema nel confronto internazionale del breve-medio periodo.

Raccomandazioni specifiche per paese

Nel 2012, nelle Raccomandazioni specifiche per paese si chiedeva all’Italia di ‘adottare ulteriori misure per combattere la disoccupazione giovanile, anche attribuendo una maggiore pertinenza del percorso formativo rispetto al mercato del lavoro e facilitando il passaggio al mondo del lavoro, anche attraverso iniziative per l’avvio di imprese e l’assunzione di dipendenti; attuare il riconoscimento delle competenze e delle qualifiche a livello nazionale per promuovere la mobilità del lavoro; adottare misure per ridurre i tassi di abbandono a livello di istruzione terziaria e combattere l’abbandono scolastico.’ (CSR3).

Nelle Raccomandazioni specifiche per paese adottate nel 2013, il Consiglio chiede all’Italia di adottare provvedimenti finalizzati alla prosecuzione dell’aggiustamento strutturale con un ritmo adeguato e attraverso un risanamento di bilancio favorevole alla crescita, in modo da conseguire e mantenere l’obiettivo a medio termine a partire dal 2014 (CSR1). Inoltre chiede di realizzare interventi per promuovere la partecipazione nel mercato del lavoro, specialmente per le donne e i giovani, per esempio attraverso la Garanzia per i giovani; di potenziare l’istruzione professionalizzante e la formazione professionale, di rendere più efficienti i servizi pubblici per l’impiego e migliorare i servizi di orientamento e di consulenza per gli studenti del ciclo terziario; di ridurre i disincentivi finanziari che scoraggiano dal lavorare le persone che costituiscono la seconda fonte di reddito familiare e migliorare l’offerta di servizi di assistenza alla persona e di doposcuola; di intensificare gli sforzi per scongiurare l’abbandono scolastico e migliorare qualità e risultati della scuola, anche tramite una riforma dello sviluppo professionale e della carriera degli insegnanti (…).’ (CSR4).
.

Investimenti

Uno dei temi di primario interesse è quello relativo all’Agenda digitale presentata dalla Commissione europea, nell’ambito di una politica di potenziamento degli investimenti nelle tecnologie digitali per il sistema scolastico e universitario, che favorisca la diffusione di strumenti didattici innovativi, contenuti digitali e tecniche di e-learning, nella logica del cloud computing.

L’ Agenda digitale italiana ha come obiettivo fondamentale quello di sfruttare al meglio il potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) per migliorare l’alfabetizzazione, le competenze e l’inclusione della popolazione nel mondo digitale oltre che offrire nuove opportunità di lavoro.

Nell’ambito dell’Agenda digitale, del Programma Operativo Nazionale e dei progetti di “Innovazione sociale”, si sviluppa la realtà delle ‘Smart Cities and Communities and Social Innovation’. Nelle Smart Cities anche la scuola, la didattica, la socialità sono smart.  Nel progetto sono coinvolte imprese, centri di ricerca, consorzi e società consortili, parchi scientifici e tecnologici.

In tale prospettiva il MIUR è impegnato a realizzare una politica di programmazione di interventi finalizzata alla riqualificazione, all’efficientamento e al rinnovamento degli edifici scolastici. La strategia di attuazione del piano di adeguamento prevede soluzioni che permettano agli Enti locali di conformare le strutture alla normativa vigente. Al fine di definire il percorso, è stata avviata una rilevazione, gestita dalla Direzione Generale dei sistemi informativi, finalizzata ad aggiornare l’anagrafe degli edifici scolastici e a raccogliere dati circa il livello di rischio che caratterizza ogni edificio. Ad oggi sono stati finanziati 2 581 interventi per oltre 599 milioni di euro (Fonte: PNR 2013, pag. 156).

Nell’ambito degli interventi di riqualificazione del patrimonio edilizio scolastico rientra, inoltre, un progetto speciale finalizzato a costruire alcuni prototipi di nuove scuole sul territorio nazionale. L’obiettivo di costruzione di nuove scuole richiede una progettazione finalizzata a definire una nuova architettura interna degli spazi educativi collegati ad un nuovo modello di organizzazione didattica che, nel corso del prossimo decennio, caratterizzerà la scuola. Essa, inoltre, avrà una nuova dimensione esterna, poiché si collocherà nell’ambito di un civic center e costituirà il polo di aggregazione dell’intera comunità locale.

Nell’ottica della strategia comunitaria di rilancio dell’economia, nell’anno 2010 è stato intrapreso un percorso legislativo dal quale sono scaturiti la Legge 30 dicembre 2010, n. 240, recante la riforma del sistema universitario, e il Programma Nazionale di Riforma del 13 aprile 2011, deliberato dal Consiglio dei ministri, che individua tra le priorità il tema ‘Istruzione e Merito’. La legge 240/2010 ha posto le basi per la nascita in Italia di un sistema di borse di studio e prestiti che premi gli studenti eccellenti nel loro percorso di studi universitari, garantendo loro l’accesso ai migliori Atenei.

Il Programma Nazionale di Riforma individua nella valorizzazione del capitale umano il pilastro essenziale per una crescita duratura della nazione, dando rilievo alla costituzione del fondo per il merito nella prospettiva di ridurre il divario di competenze che caratterizza il capitale umano italiano rispetto a quello dei sistemi concorrenti.

Con il decreto legge 70/2011, convertito, con modificazioni, nella legge 106/2011, si procede all’istituzione della Fondazione per il Merito, al fine di dotare il sistema di uno strumento operativo per la gestione dei fondi destinati alle eccellenze.

Gli obiettivi della Fondazione sono quelli di promuovere la cultura del merito supportando le eccellenze e di favorire l’autonomia dei giovani dalle famiglie incentivando la mobilità degli studenti fuori sede verso gli Atenei di eccellenza. La Fondazione ha tra i suoi compiti fondamentali quello di organizzare e gestire una prova nazionale standard (test) per individuare gli studenti meritevoli, a prescindere dalle condizioni di reddito.

Nell’ambito delle azioni intraprese dal Miur relativamente al miglioramento e alla valorizzazione del sistema d’istruzione, particolare rilievo assumono le iniziative volte a consolidare e a sviluppare l’autonomia responsabile delle istituzioni scolastiche, potenziandone l’autonomia gestionale e valorizzando la responsabilità e la professionalità del personale della scuola.

Per quanto riguarda l’apprendistato, al fine di promuovere l’occupazione giovanile, la legge riconosce vantaggi contributivi alle piccole imprese (con un numero di addetti pari o inferiore a nove) per tutti i contratti di apprendistato stipulati negli anni 2012 e 2013. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dal 2012, destinerà annualmente fondi fino ad un massimo di 200 milioni di euro alle attività di formazione nell’esercizio dell’apprendistato, di cui il 50 per cento destinato alla tipologia di apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere.

Nel biennio appena passato, sono state approvate due norme sostanziali per il miglioramento della qualità e del finanziamento delle università: la Legge 1/2009, ripresa dalla Legge 240/2010, e il Regolamento di funzionamento dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR).

La Legge 1/2009 interviene sul meccanismo di finanziamento delle università prevedendo che una quota crescente del Fondo di finanziamento ordinario che il Ministero trasferisce alle università venga distribuita sulla base dei risultati raggiunti da queste ultime nella didattica e nella ricerca. In una fase in cui garantire finanziamento crescente al sistema è particolarmente difficile, il Ministero si sta così impegnando ad aumentare, almeno, la proporzione di finanziamento distribuito su base qualitativa. Ad oggi, quindi, il 13% del Fondi di finanziamento ordinario (€910.000.000 sul totale delle risorse disponibili) è distribuito alle Università sulla base dei risultati ottenuti nel precedente anno accademico (Decreto Ministeriale n°71 del 16 aprile 2012) a cui si aggiungono le risorse della Programmazione triennale attribuite totalmente sulla base dei risultati ottenuti. È atteso un aumento della percentuale nei prossimi anni.

Ci si attende che, grazie a questi incentivi, le università migliorino la loro gestione finanziaria e si impegnino nel miglioramento della qualità della didattica, nell’aumento del numero dei laureati e nelle attività di ricerca. Il monitoraggio sarà garantito, in termini quantitativi, dalle rilevazioni statistiche del Ministero e, in termini qualitativi, attraverso il lavoro dell’Agenzia di Valutazione (ANVUR).

Insieme al lancio del sistema di assicurazione di qualità e del sistema di accreditamento, l’Anvur ha destinato molte risorse alla valutazione della qualità dei prodotti della ricerca per il periodo 2004-2010. L’attività ha coinvolto tutta la comunità accademica, inclusi esperti internazionali, ed ha comportato un forte utilizzo di risorse economiche e umane. Tuttavia, il risultato è stato ritenuto molto utile per identificare le buone pratiche nel sistema e per individuare parametri di riferimento per le università, i Dipartimenti e i campi disciplinari. Una parte del finanziamento pubblico disponibile sarà allocato alle università sulla base dei risultati raggiunti.

Per quanto riguarda l’istruzione superiore, inoltre, un’enfasi particolare viene messa sui tirocini formativi. A seguito dell’impatto positivo dei programmi di tirocinio formativo promossi dalle università e l’esperienza positiva della Mobilità studenti per tirocinio Erasmus (Student Mobility Placement, SMP), il Ministero dell’istruzione sta investendo 10 milioni di € per il 2013-2015 a supporto dei tirocini di studenti che hanno risultati accademici eccellenti e appartenenti a gruppi con svantaggio socio-economico. Inoltre, il Ministero dell’economia, dietro impulso del Ministro dell’istruzione, sta integrando le risorse disponibili per l’istruzione superiore per promuovere i tirocini Erasmus.

Indagine annuale sulla crescita

L'indagine annuale sulla crescita (AGS) 2013 segna l'inizio del semestre europeo di governance economica. È la base per costruire la necessaria intesa comune sulle priorità per azioni a livello nazionale ed europeo nei prossimi dodici mesi, e da cui dovrebbero poi prendere corpo le decisioni economiche e finanziarie nazionali

Nell’ottica di aumentare la qualità dei sistemi di istruzione e formazione e i livelli generali delle prestazioni, a marzo 2013, il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il regolamento sull’istituzione e la disciplina del Sistema Nazionale di Valutazione (S.N.V.) in materia di istruzione e formazione.

Il SNV è costituito da tre elementi: l'Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione e formazione (INVALSI) con compiti di coordinamento del sistema e predisposizione di prove di valutazione degli apprendimenti per le scuole di ogni ordine e grado, di partecipazione alle indagini internazionali, oltre alla prosecuzione delle indagini nazionali periodiche sugli standard nazionali; l'Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa (INDIRE) con compiti di sostegno ai processi di miglioramento e innovazione educativa, di formazione in servizio del personale della scuola e di documentazione e ricerca didattica;  il corpo ispettivo, autonomo e indipendente, con il compito di valutare le scuole e i dirigenti scolastici.

Il regolamento definisce un procedimento per la valutazione delle scuole che assume come punto di partenza l’autovalutazione, mentre la valutazione esterna viene svolta prioritariamente nelle situazioni più critiche che richiedono un supporto. Gli esiti della valutazione daranno luogo a piani di miglioramento da attuare con il supporto dell’INDIRE e di altri soggetti qualificati.

Le fasi del procedimento previste sono dunque le seguenti:

  • autovalutazione delle scuole sulla base dei dati resi disponibili dal sistema informativo del Miur, degli esiti delle rilevazioni sugli apprendimenti degli studenti comunicati dall’Invalsi in termini di valore aggiunto (cioè al netto delle influenze socio-economico-culturali dell’ambiente) e di altri elementi da esse ritenuti significativi; redazione di un rapporto sulla base di un quadro di riferimento fornito dall’Invalsi e  formulazione di un piano di miglioramento;
  • individuazione delle scuole in cui svolgere la valutazione esterna sulla base di indicatori di efficienza ed efficacia definiti dall’Invalsi; la valutazione viene effettuata da nuclei formati da un ispettore e da due esperti scelti da un elenco predisposto dall’Invalsi;
  • eventuale ridefinizione dei piani di miglioramento sulla base dei risultati delle verifiche dei nuclei e loro attuazione;
  • azioni di miglioramento da parte delle scuole con l’eventuale sostegno di Indire e in collaborazione con università, enti di ricerca e associazioni;
  • rendicontazione dei risultati raggiunti, loro condivisione e pubblicazione.

Nella prospettiva della definizione di un sistema organico di valutazione, sono state intraprese varie iniziative volte a sperimentare l’introduzione di metodi di valutazione oggettiva delle scuole. Nel marzo 2011 è stato attivato il progetto ‘Valutazione e Sviluppo della Qualità delle scuole (VSQ)’. Il progetto ha avuto durata triennale, coinvolge 77 istituzioni scolastiche del primo ciclo delle province di Arezzo, Mantova, Pavia e Siracusa e si è concluso nell’a.s. 2012-2013.

Sono stati coinvolti ca. 5600 docenti e 57.000 famiglie, sono state impegnate 16 commissioni valutative, ciascuna composta da tre esperti esterni, ed è stato attivato un sistema di supporto alla realizzazione dei piani di miglioramento delle scuole. Il progetto ha avuto lo scopo di individuare le modalità più idonee a valutare il contesto organizzativo, l’ambiente di apprendimento e l’organizzazione didattica degli istituti coinvolti, analizzando le attività messe in campo dalle scuole con particolare riferimento alle azioni messe in campo per l’inclusione, il recupero e il potenziamento, l’uso formativo della valutazione e il potenziamento, al fine di valorizzarne le prestazioni e di supportare il miglioramento per superare le criticità rilevate a seguito della valutazione esterna.

In coerenza con le recenti raccomandazioni dell’Unione europea in tema di valutazione e miglioramento del sistema scolastico, nonché con il quadro normativo nazionale che prevede il potenziamento del Sistema Nazionale di Valutazione, è stata proposta alle scuole un’iniziativa sperimentale che deriva dall’esperienza del progetto VSQ, denominata VALeS – Valutazione e Sviluppo Scuola.

Il nuovo percorso sperimentale è rivolto alle istituzioni scolastiche del primo e del secondo ciclo d’istruzione, sviluppando e perfezionando l’esperienza della prima fase di attuazione del progetto VSQ, opportunamente integrato anche con la valutazione dell’azione del dirigente scolastico e ulteriormente affinato nei metodi e negli strumenti. 

Un’altra area di riforma evidenziata dall’Indagine annuale sulla crescita 2013, è la connessione fra sistema educativo e mercato del lavoro.

In Italia il numero di giovani esclusi dal circuito formazione-lavoro (persone tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non frequentano alcun corso di istruzione o formazione) è ancora in aumento ed è significativamente superiore alla media europea. Nel 2012 i giovani in questa condizione sono circa 2,250 milioni, il 23,9% della popolazione corrispondente, in aumento rispetto agli anni precedenti . (Fonte: Istat, Rapporto annuale 2013, pag. 120).

Il “Piano di azione per l'occupabilità dei giovani attraverso l'integrazione tra apprendimento e lavoro – Italia 2020” documento congiunto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e del Ministero dell’Istruzione, Università e ricerca del 23 settembre 2009 ha stabilito, tra le priorità del sistema di  istruzione e formazione professionale, di facilitare la transizione dalla scuola al lavoro promuovendo esperienze di lavoro nel corso degli studi attraverso il rilancio del contratto di apprendistato, dei tirocini formativi e dell’istruzione tecnica e professionale (legge 4 aprile 2012, n. 35).

Le iniziative messe in atto in Italia riguardano pertanto la riforma e il rilancio dei sistemi educativi di istruzione e formazione professionale, l’aumento dei livelli minimi di competenza e la diminuzione del numero degli abbandoni scolastici. Allo scopo di raggiungere questi obiettivi viene perseguito lo sviluppo della cooperazione con le parti sociali anche attraverso la promozione di reti territoriali e lo sviluppo del rapporto tra scuola e impresa per la formazione, specialmente nella forma dell’apprendistato di formazione.

Inoltre, il Quadro strategico nazionale 2007 – 2013 identifica l’inclusione come una priorità per il raggiungimento di una maggiore equità sociale. Ciò ribadisce il ruolo dell’istruzione e formazione professionale, in particolare rivolta agli adulti e ai giovani disoccupati , agli immigrati, ai giovani non in formazione o impiego (Neet) e ai disabili. Particolare rilevanza viene attribuita al fenomeno degli abbandoni scolastici e formativi nelle Regioni meridionali, il cui contenimento è quindi tra gli obiettivi fondamentali del Quadro.

Infine, con un programma straordinario per i giovani e il lavoro in Sicilia (inserito nel “Piano di Azione Coesione- Accordo Governo-Regioni meridionali del 2011) sono previsti interventi di formazione e orientamento per l’occupabilità e l’erogazione di incentivi all’assunzione una volta concluso il percorso formativo, tra cui tirocini formativi retribuiti per giovani diplomati e incentivi allo studio delle lingue straniere.

Per quanto riguarda il tema della riduzione dell’abbandono e del facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro anche attraverso lo sviluppo di percorsi di apprendistato di qualità, la Legge n.183 del 12 novembre 2011 (Legge di stabilità 2012), all'art. 22, introduce importanti misure riguardanti, in particolare, il nuovo contratto di apprendistato, il contratto di inserimento (con particolare riferimento all'inserimento delle donne), il contratto part-time e il telelavoro.

Il D.Lgv. 14 settembre 2011, n. 167 - Testo unico dell'apprendistato, ha ridefinito il contratto di apprendistato e introdotto nuove modalità, livelli e tipologie per il conseguimento di qualifiche professionali. In dettaglio:

  • contratto di apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale. E’ regolamentato dalle Regioni, con la concorrenza sia della conferenza Stato/Regioni che delle parti sociali. Con questa tipologia, in tutti i settori, possono essere assunti giovani che abbiano tra i quindici e i venticinque anni per assolvere l’obbligo di istruzione o per ottenere il diploma professionale;
  • contratto di apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere. E’ possibile in tutti i settori di attività pubblici e privati per i giovani tra i diciotto e i ventinove anni. La durata del periodo formativo, concordata in sede di contrattazione collettiva nazionale,  è legata all’età, alla qualifica da conseguire e alla tipologia di azienda. La formazione è svolta sotto la responsabilità dell’azienda ed è integrata, nel limite delle risorse pubbliche destinate, dall’offerta formativa interna od esterna all’impresa;
  • contratto di alta formazione e ricerca. E’ possibile in tutti i settori produttivi pubblici e privati per i giovani tra i diciotto ed i ventinove anni ed è finalizzata al conseguimento di un diploma di istruzione secondaria  o terziaria, compresi i dottorati di ricerca o la specializzazione tecnica superiore (Istituti Tecnici Superiori). Comprende la possibilità dell’apprendistato per i praticanti degli  studi professionali. La regolamentazione spetta alle Regioni ed alle Province Autonome sulla base di accordi con le associazioni datoriali e dei lavoratori, le Università ed altri Enti ed istituzioni di studio e ricerca. I singoli datori di lavoro e le loro associazioni possono stipular accordi con Università, istituti tecnici e professionali e istituzioni formative e di ricerca, senza oneri per la finanza pubblica.

Nuove competenze e lavoro

È noto lo squilibrio tra le competenze richieste per lo sviluppo e l’innovazione nel mondo del lavoro e delle professioni e le competenze disponibili e la conseguente necessità di fornire la giusta combinazione di competenze, abilità e conoscenze nei sistemi di istruzione e formazione. Il riordino dell’istruzione tecnica e professionale secondaria e terziaria attuato con i D.P.R. 87 e 88 del 15 marzo 2010 e con il D.P.C.M. del 25 gennaio 2008, è un'azione fondamentale per garantire che i giovani che conseguono un diploma di istruzione secondaria o terziaria dispongano delle competenze e delle abilità necessarie per un passaggio rapido ed efficace al mondo del lavoro, con l’acquisizione di competenze di base e trasversali di cittadinanza: linguistico- comunicative, inclusa la comunicazione in una lingua straniera, matematico-scientifiche, storico-sociali, informatiche e manageriali.

Nell’Intesa Stato-Regioni del 17 febbraio 2010, “Linee guida per la formazione 2010”, si precisa che “La formazione viene organizzata in funzione dei fabbisogni professionali dei settori e delle imprese e della occupabilità e della inclusione sociale delle persone con particolare attenzione alle fasce deboli del mercato del lavoro”. Ciò si concretizza, in particolare, nella creazione di un'unità operativa (MLPS) per la raccolta del fabbisogno di competenze, nella diffusione dell’apprendimento per ‘competenze’, nel rilancio dell’istruzione tecnica e professionale, promuovendone,tra l’altro, il valore e l’integrazione con il mondo del lavoro e delle imprese, con la promozione dei tirocini di inserimento, l’apprendistato e la formazione, anche superiore (IFTS) di adulti inoccupati, nel creare un sistema di riconoscimento, certificazione e validazione delle competenze. In particolare, l’individuazione delle aree d’interesse degli ITS nell’ambito del Piano Industria 2015 nasce dall’ intenzione di rispondere con una politica di sostegno alla competitività di settori tecnologici chiave per il sistema produttivo nazionale.
Nell’Atto di Indirizzo 2012 del Ministro dell’Istruzione, dell'Università e della Ricerca, si ribadisce la necessità  di  realizzare, attraverso la riforma dell’istruzione tecnica e professionale anche terziaria un collegamento sempre più forte tra scuola e mondo del lavoro per offrire più opportunità di scelta ai giovani e alle loro famiglie. Tra gli strumenti individuati per la connessione con il mondo del lavoro, è prevista la disponibilità dei curricola degli studenti sui portali scolastici e l’interconnessione con la Borsa Continua Nazionale del Lavoro; lo sviluppo delle competenze digitali e linguistiche e la mobilità dei giovani attraverso i programmi europei.

Dal 1° settembre 2011 il MIUR ha attivato un Tavolo di lavoro sui temi dell’Orientamento dedicato al rilancio dell’istruzione Tecnica e Professionale. Con le stesse finalità il MIUR ha inoltre attivato iniziative di promozione dei percorsi formativi e delle relative figure tecniche e professionali, tra cui brochure informative, e relativi file digitali per l’orientamento agli IT, IP e ITS, e prodotti promozionali multimediali diffusi via web e tv. Protocolli di Intesa interministeriali (MiPAAF) e con Associazioni, Fondazioni, Enti (ASSIPAN, ALMA…) sono stati sottoscritti dal MIUR, a garanzia dell’interconnessione del mondo dell’istruzione con il mondo dell’impresa: tali accordi hanno lo scopo di potenziare e verificare le competenze degli studenti e la loro futura eventuale spendibilità per l’occupabilità nel mondo del lavoro.

La riforma del secondo ciclo di istruzione entrata in vigore nel 2010 e, più recentemente, l’emanazione del Decreto Legislativo n. 13/2013 che definisce le norme generali sul sistema nazionale di certificazione delle competenze, il potenziamento degli Istituti Tecnici Superiori (ITS), e l’entrata in vigore del sistema di autovalutazione, valutazione periodica e accreditamento (AVA), sono passi verso l’obiettivo comune di far avvicinare la domanda di competenze che viene dal mondo del lavoro con l’offerta che esce dal sistema di istruzione e formazione.